CHANT

Il trio Chant sviluppa una grande attenzione alle intensità, ai livelli sonori. Il piacere del pianissimo trascina con sè l'attenzione e con questa una
sorprendente economia d'interventi. ...Un sonoro intimo, ma non sentimentale,
che evita i luoghi comuni della routine. Il pianoforte quasi non emette accordi,
tanto non servirebbero a nulla, il contrabbasso estrae dallo strumento flebili
armonici, le percussioni sono pi_ compatibili con Cage che con Gene Krupa.
Sono piccoli incanti, lontani da qualsiasi effetto ipnotico; il giudizio Ë tenuto
sveglio assieme alla emozione.

Estratto dalla recensione di
Giampiero Cane su "Il manifesto"

"Il principale riferimento espressivo Ë la sperimentazione post-free, a cavallo
tra musica classica contemporanea, improvvisazione europea e tendenze
sincretiche contemporanee.
In questo lavoro il trio respira all'unisono, mostrando l'interplay e le capacit‡
progettuali di un organico straordinariamente maturo. C'Ë profondit‡ di
esplorazione e poeticit‡, in un percorso che sa coniugare il senso della forma
tipicamente accademico con la tensione del jazz, anche precedente al free. "

Estratto dalla recensione di
Angelo Leonardi su "All About Jazz"


"Non c'Ë solo free-jazz o atonalit‡ nelle nove intense esecuzioni: uno stile
minimalista, un gusto pop art, un cotÈ tecnologico, (anche se l'elettronica non
Ë mai usata) si confrontano nell'album con un flusso musicale intimo e
un'altalena timbrica sorprendente.
Nonostante la grande libert‡ in cui agisce, il trio si muove a cavallo di un
interplay tanto compatto quanto disinvolto, passando spesso da toni aspri e
drammatici a paesaggi mentali contrastanti. Un disco coraggioso, che riporta il
jazz italiano sulla strada di un'avanguardia autentica e che sa esprimersi
molto bene."

Estratto dalla recensione apparsa su "Musica Jazz" 9-2004 (disco del mese)

“Il trio CHANT composto da Libero Mureddu al Piano, Antonio Borghini al Contrabbasso e lo strepitoso Cristiano Calcagnile alla batteria che firma quasi tutti i brani, Ë un lavoro di moto e di grumi, di angoli e di domande, con i tre musicisti a scavare nelle reciproche irrequietezze. Nell’abusato reame del piano trio, un inaspettata finestra sull’ignoto.”

Estratto dalla recensione di Enrico Bettinello “Blow Up” Novembre 2004


“ Ottimo esordio discografico per il multidiomatico trio del batterista Cristiano Calcagnile.
L’omonimo CHANT dimostra una spiccata attitudine alla composizione e un interessante sintesi timbrico stilistica (…) la marcatura del tempo si fa liquida, mutante, asimmetrica….”

Intervista di Luca Buti su “Jazz magazine” N_ 21

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